Politici Condannati

Io sono dell’idea che i requisiti per diventare un politico debbano essere molto simili a quelli per l’arruolamento nell’esercito.

1) Incensurato
2) Niente abuso/dipendenza di alcol
3) Niente abuso/dipendenza di sostanze stupefacienti

Elenco degli attuali politici condannati e relative condanne:

Massimo Maria Berruti (Forza Italia)
Laurea in giurisprudenza, è stato inizialmente per un periodo capitano della Guardia di Finanza, nel nucleo speciale di polizia valutaria, incarico poi lasciato, dopo il 1985, anno in cui fu arrestato e indagato all’interno di una storia di tangenti (“scandalo Icomec”) ma che alla fine lo vide solo momentaneamente assolto, lavorando prima come commercialista, in seguito come consulente nella Fininvest di Silvio Berlusconi, dove si occupò di società estere e del Milan.
Per il lavoro svolto nel gruppo finanziario nel 1994 subì un arresto, relativamente all’inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza, venne accusato di favoreggiamento, di aver tentato di depistare le indagini, cercando di non far parlare i finanzieri arrestati sul caso riguardante la Fininvest. Dal processo ne uscì con inflitta una condanna a 10 mesi in primo grado, successivamente ridotta e venendo quindi ad una condanna definitiva di 8 mesi di carcere per favoreggiamento.

Alfredo Biondi (Forza Italia)
Due mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova, reato contestatogli nel corso delle indagini di Mani Pulite. Il reato è stato in seguito depenalizzato il 28 settembre 2001 (durante il secondo governo berlusconi).

Vito Bonsignore (UDC)
2 anni definitivi per tentata corruzione dell’appalto ospedale di Asti

Mario Borghezio (Lega Nord)
Nel 1993 è stato condannato a pagare una multa di 750.000 lire perché responsabile di aver picchiato un bambino marocchino.
Il 19 ottobre 2005 è stato condannato in via definitiva a due mesi e venti giorni di reclusione, commutati poi in una multa 3.040 euro, perché responsabile dell’incendio, aggravato da finalità di discriminazione, appiccato ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte a Torino nel 2000.
Tra le sue “azioni” anche un’incursione su un treno fermo in stazione, durante la quale, con il sostegno di alcuni militanti leghisti, ha spruzzato disinfettante sulle poltrone dove erano sedute delle donne extracomunitarie.
Durante un intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al Parlamento Europeo si è reso protagonista, insieme ad altri parlamentari della Lega Nord, di una vivace contestazione contro l’introduzione dell’euro, (urlando la frase “Italia, Italia vaffanculo”) da lui considerata colpevole dello stato di crisi dell’economia italiana. Per questo motivo è stato fatto allontanare dall’aula.
La sera del 17 dicembre del 2005 balza alle cronache per un’aggressione subita in treno sulla tratta Torino-Milano per iniziativa di alcuni no-global e simpatizzanti dei centri sociali; Borghezio e i no-global avevano preso parte a due distinte manifestazione NO-TAV in Val di Susa. I carabinieri avevano sconsigliato in precedenza a Borghezio di salire su quel treno, considerandolo, per lui, poco sicuro.
A febbraio 2006 la situazione si ripete a Livorno, dove Borghezio stava tenendo un comizio organizzato dalla Lega Nord Toscana; fuori dalla sala civica si verifica un attacco congiunto di un centinaio di no-global e di frange estremiste degli ultrà livornesi respinto dalla forze dell’ordine. Un episodio molto simile si è verificato anche il 3 marzo successivo a Padova.
Il giorno 11 Settembre 2007 l’eurodeputato leghista è stato fermato dalla polizia prima di una manifestazione contro l’Islam a Bruxelles. Borghezio racconta di essere stato malmenato, prima di essere fermato insieme a un’altra ventina di persone. In realtà i fermati sono oltre 150, compresi il leghista, il leader e il presidente del partito fiammingo di estrema destra, il Vlaams Belang, Filip Dewinter e Frank Vanhecke. Tutti i fermati sono stati caricati su furgoni con i vetri oscurati e portati al Palazzo di Giustizia. Poco dopo le 18 Borghezio ha lasciato il palazzo di giustizia di Bruxelles. La manifestazione anti-Islam era stata vietata dal comune di Bruxelles, nonostante ciò gli organizzatori (riuniti dalla sigla Stop the islamization of Europe) avevano annunciato che l’avrebbero comunque attuata. Le autorità belghe hanno reagito con ampio utilizzo di forze dell’ordine, schierando agenti in assetto anti-sommossa e reparti a cavallo. Al contrario i manifestanti erano pochi, ancor meno i giovani, con indosso le magliette del movimento anti-Islam.

Umberto Bossi (Lega Nord)
Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont Umberto Bossi ha riconosciuto la colpevolezza dell’amministratore del movimento Alessandro Patelli relativamente ad un finanziamento illecito ricevuto dallo stesso da parte di Carlo Sama della Montedison. Dopo aver restituito integralmente la somma di 200 milioni di lire, raccolti dalla base leghista, e dopo l’allontanamento dal partito di Patelli, è stato condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.
Bossi è stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in più occasioni, il 26 luglio e il 14 settembre 1997, pubblicamente offesa usando, nella prima occasione la frase “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”, nel secondo caso, rivolto ad una signora che esponeva il tricolore, Il tricolore lo metta al cesso, signora, nonché di aver chiosato “Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore”. Per la prima affermazione, Bossi è stato condannato il 23 maggio 2001 ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena; il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva. Per il secondo evento si è ricorso alla Camera, nel gennaio 2002, che non ha concesso l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bossi (allora ministro delle Riforme) per l’accusa di vilipendio alla bandiera, ma la Consulta ha annullato la delibera di insindacabilità parlamentare, nella sentenza 249 del 28 giugno 2006. All’inizio del 2006 la pena prevista per il reato di opinione è stata modificata, dall’originaria detentiva (che prevedeva fino a tre anni di reclusione), ad una pecuniaria (multa fino al massimo di 5000 euro). Il procedimento è pertanto pendente.

Giampiero Carlo Cantoni (Forza Italia)
Inquisito per corruzione, bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni di carcere e risarcito 800 milioni di lire.

Enzo Carra (Margherita)
Il 19 febbraio 1993 viene arrestato durante l’inchiesta Tangentopoli. Il 4 marzo viene introdotto in aula in catene, verrà poi condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi per false dichiarazioni ai pubblici ministeri sulle tangenti Enimont.

Paolo Cirino Pomicino (Democrazia Cristiana – Nuovo PSI)
È stato condannato in via definitiva ad un anno e 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont), ha patteggiato una pena di 2 mesi per corruzione per fondi neri Eni.

Marcello De Angelis (Alleanza Nazionale)
Condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come elemento di spicco del gruppo neofascista Terza Posizione.

Sergio D’Elia (Rosa nel Pugno)
Iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche di Firenze, entra in alcune formazioni extraparlamentari: prima in Potere Operaio, quindi in Senza tregua, infine in Prima Linea, l’organizzazione terroristica di estrema sinistra di cui diventa dirigente.
Il 20 gennaio del 1978 alcuni appartenenti alla sua formazione, durante un tentativo di evasione dal carcere delle Murate di Firenze, uccidono l’agente Fausto Dionisi. In seguito a ciò viene arrestato e condannato in primo grado a 30 anni, per banda armata e concorso morale in omicidio.
La condanna gli viene inflitta pur non avendo egli partecipato in prima persona al tentativo di evasione e alla sua pianificazione, ma in quanto ritenuto a conoscenza del piano, secondo i dettami delle legislazione anti-terrorismo d’emergenza.
In appello si vede ridotta la pena a 25 anni, di cui sconta effettivamente solo 12, grazie alle riduzioni di pena per l’applicazione della legge sulla dissociazione dal terrorismo e di altri benefici di legge.

Marcello Dell’Utri (Forza Italia)
False fatture e frode fiscale
Condannato in via definitiva per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione (patteggiando la pena ed usufruendo dello sconto di pena pari ad un terzo) a Torino

Tentata estorsione
È stato condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicità del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui). Il 15 maggio 2007 la terza corte d’appello di Milano conferma la condanna a due anni.

Concorso esterno in associazione mafiosa
* Le indagini iniziano nel 1994 con le prime rivelazioni che confluiscono nel fascicolo 6031/94 della Procura di Palermo.
* Il 9 maggio 1997 il gip di Palermo rinvia a giudizio Dell’Utri, e il processo inizia il 5 novembre dello stesso anno.
* In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell’Utri a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.

Calunnia pluriaggravata
È stato imputato, e successivamente assolto, a Palermo per calunnia aggravata ai danni di alcuni pentiti. Secondo l’accusa avrebbe organizzato un complotto con dei falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati. Per questa accusa, il gip di Palermo dispose l’arresto di Dell’Utri nel 1999, ma il Parlamento lo bloccò.
Il giudici della quinta sezione di Palermo hanno assolto Marcello Dell’Utri, «per non avere commesso il fatto» in base all’art. 530, secondo comma del codice di procedura penale, dall’accusa di calunnia aggravata, era stato accusato di aver organizzato una combine con alcuni pentiti, per screditare tre collaboratori di giustizia che lo accusavano nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Era stato condannato in primo grado a 9 anni.
La Procura aveva chiesto una condanna di 7 anni.

Antonio Del Pennino (Forza Italia)
È stato condannato a:
* 2 mesi e 20 giorni (poi patteggiati) per finanziamento illecito ENIMONT
* 1 anno, 8 mesi e 20 giorni (poi patteggiati) per i finanziamenti illeciti alla metropolitana di Milano.

Gianni De Michelis (Nuovo PSI)
Condannato in via definitiva ad 1 anni e 6 mesi patteggiati per corruzione nell’ambito delle tangenti autostradali del Veneto; 6 mesi patteggiati nell’ambito dello scandalo Enimont.

Daniele Farina (PRC)
Condannato in via definitiva per fabbricazione detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell’autorità ed è oggetto, insieme ad altri parlamentari, della campagna Parlamento Pulito.
La lista completa dei procedimenti giudiziari a suo carico è la seguente:
1. ottobre 1986 condanna: – “Oltraggio – resistenza – violenza” e “fabbricazione o detenzione di materie esplodenti”.
2. dicembre 1986 condanna e arresto: – “Oltraggio, resistenza e violenza”, accompagnati da “reati contro l’ordine pubblico”.
3. 8 gennaio 1994: – “Reati contro lo Stato”.
4. 19 settembre 1994: – “Porto abusivo e detenzione armi”.
5. 13 dicembre 1994 viene comunicata all’autorità giudiziaria, dalla Digos, un’informazione di reato: – “Danneggiamento” e “reati contro la pubblica amministrazione”.
6. 1995 un’altra segnalazione alla magistratura: – Reati contro l’incolumità pubblica”, “lesioni personali”, “blocco stradale”.
7. 22 maggio 1995: – “Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità”.
8. 18 novembre 1999, la questura di Milano lo segnala per: – “Stupefacenti – agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope”, “Produzione e traffico di stupefacenti”.
9. 27 gennaio 2006: – “Rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale”

Lino Jannuzzi (Forza Italia)
Jannuzzi è al centro di un caso nazionale da quando, sul numero del 20 dicembre 2001 (uscito in edicola il 13 dicembre) di Panorama comparve un suo articolo in cui descrisse un presunto complotto ai danni di Silvio Berlusconi. Il 14 dicembre la storia venne ripetuta in un suo articolo sul Giornale[4]. Jannuzzi sosteneva che nella settimana precedente ci fosse stato in un albergo di Lugano un summit segreto fra:
* Ilda Boccassini, PM in un processo a carico di Cesare Previti e Silvio Berlusconi;
* Elena Paciotti, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, all’epoca parlamentare europeo dei Democratici di sinistra, principale fautrice del mandato di cattura europeo;
* Carla Del Ponte, presidente del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, che è stata a lungo la corrispondente svizzera per le rogatorie del pool di Milano;
* Carlos Castresana, capo della procura anti corruzione di Madrid
L’incontro, stando alle parole di Jannuzzi, sarebbe stato finalizzato a definire delle strategie per arrestare Berlusconi. Nel numero successivo di Panorama Jannuzzi riconobbe parzialmente le smentite, dicendo che l’unica smentita attendibile era quella di Castresana ma scrisse che avrebbe dimostrato l’esistenza dell’incontro, e che in ogni caso esisteva una lobby antiberlusconiana. Lo stesso direttore Carlo Rossella lo difenderà in un editoriale affermando che «il problema esiste». Mentre Rossella verrà condannato a rimborsare 12.000 € ad Ilda Boccassini, Jannuzzi «eletto senatore, si trincera dietro l’insindacabilità parlamentare e, non bastandoli questa, si fa nominare membro del Consiglio d’Europa con relativa immunità.» All’obbligo di pubblicare la sentenza relativa all’articolo di Jannuzzi su Panorama, il Cdr del giornale la fa accompagnare dal comunicato:
« Una sentenza del tribunale di Napoli ha ritenuto diffamatorio nei confronti di Ilda Boccassini un articolo di Lino Jannuzzi del 20-12-2001 in cui si riferiva di un incontro a Lugano fra magistrati e politici per «trovare il modo di arrestare Berlusconi». Ci furono smentite e polemiche. In un editoriale pubblicato il 27-12-2001, Panorama scriveva «Jannuzzi annuncia che dimostrerà che l’incontro c’è stato. Se così non sarà, diciamolo con chiarezza, chiederemo scusa». A fronte di questa sentenza i rappresentanti sindacali di Panorama si rammaricano che sulla vicenda il collega Jannuzzi non abbia fatto la promessa chiarezza, lasciando un’ombra di discredito sul nostro giornale che ha pubblicato il suo articolo. »
Le persone citate denunciarono immediatamente Jannuzzi, la Mondadori (presieduta da Marina Berlusconi) e la Società Europea di Edizioni, editrice del Giornale (di proprietà di Paolo Berlusconi) per diffamazione.
Tutti e tre i processi si sono conclusi con condanne che riconoscevano la falsità delle parole di Jannuzzi.
La Società Europea di Edizione è stata condannata a risarcimenti di oltre 100.000 euro e alla pubblicazione a proprie spese di smentite non solo sul Giornale stesso ma anche su altri quotidiani nazionali.
La Mondadori ed il direttore responsabile di Panorama sono stati condannati a risarcimenti di oltre 250.000 euro.
Lino Jannuzzi è stato condannato in via definitiva a due anni cinque mesi e dieci giorni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa per degli articoli pubblicati su Il Giornale di Napoli negli anni ottanta e novanta.
Di fronte alla prospettiva che un Senatore della Repubblica venisse recluso per un reato di opinione, l’11 febbraio 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi firmò un provvedimento di grazia a favore di Jannuzzi.

Giorgio La Malfa (PRI)
Nell’ambito del “processo Enimont”, ha subito una condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito.

Roberto Maroni (Lega Nord)
È stato condannato in via definitiva a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Il reato contestato è stato commesso in Milano il 18 settembre 1996 durante una perquisizione disposta dal Procuratore della Repubblica di Verona nei confronti di tale Marchini Corinto, e poi estesa ad un locale ritenuto nella disponibilità del predetto presso la sede federale di Milano della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Maroni ha riportato ferite cercando di difendere col proprio corpo, assieme ad altri leghisti, i locali dalla perquisizione.

Giovanni Mauro (Forza Italia)
Condannato per diffamazione aggravata (per ora non ho trovato altri dettagli in merito).

Domenico Nania (Alleanza Nazionale)
Condannato in via definitiva per lesioni volontarie personali, per scontri politici negli anni universitari.

Aldo Patriciello (UDC)
Condannato per finanziamento illecito.

Cesare Previti (Forza Italia)
Processo SME
Nel 2000 Previti, candidato per Forza Italia, viene messo sotto inchiesta per la corruzione di giudici del tribunale di Roma nel 1985, per far rigettare i ricorsi giudiziari del gruppo CIR nell’ambito della vicenda SME, i quali se accolti avrebbero danneggiato la cordata composta da Barilla, Ferrero e Fininvest.
Il 22 novembre 2003, dopo molti rinvii (comunque ininfluenti nel computo della prescrizione), il processo giunge alla sentenza di primo grado, in cui Previti viene condannato a 5 anni di reclusione, a fronte di una richiesta da parte dell’accusa di 11 anni.
Il 2 dicembre 2005 la Corte d’Appello di Milano emette la sentenza di secondo grado, riconoscendolo colpevole di corruzione semplice e confermando la condanna di primo grado a 5 anni di reclusione.
Infine, il 30 novembre 2006 la Corte di Cassazione annulla entrambe le precedenti sentenze di merito relative al processo SME emesse dal tribunale di Milano, per incompetenza territoriale, ritenendo la commissione del fatto corruttivo verificatosi in Roma. Viene quindi disposto il trasferimento degli atti al tribunale di Perugia competente a giudicare i reati di competenza ordinaria del tribunale di Roma nei quali siano però coinvolti magistrati della capitale; peraltro, essendo il termine di prescrizione fissato per Aprile 2007 è molto probabile che il processo verrà dichiarato prescritto.

Processo IMI-SIR
La sentenza di primo grado, emessa dalla IV sezione penale del Tribunale di Milano il 29 aprile 2003 lo ha riconosciuto colpevole.
Il 4 maggio 2006 la Cassazione esprime il verdetto definitivo, condannando Previti a 6 anni di detenzione per l’accusa di corruzione nell’ambito del processo IMI-SIR.
Il giorno successivo, Previti afferma di essersi dimesso dalla carica di parlamentare e si presenta al carcere di Rebibbia, dove viene recluso. Il 10 maggio, dopo soli 5 giorni di carcere, ottiene la detenzione domiciliare, usufruendo della legge ex-Cirielli (detta anche salva-Previti), varata dal governo Berlusconi in carica, secondo la quale non è prevista la detenzione negli istituti carcerari per un ultrasettantenne, purché non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza né sia stato mai condannato.
La sentenza di Cassazione relativa al processo SME, che ha riconosciuto l’incompetenza territoriale del tribunale di Milano, nasce da presupposti identici a quelli del processo IMI-SIR, che prese origine dallo stesso fascicolo. Dunque tale sentenza potrebbe avere ripercussioni anche sulla vicenda IMI-SIR.

Liceità della carica di deputato
In base alla sentenza di primo grado del processo IMI-SIR, Previti è stato condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici[4], pena accessoria lasciata intatta dalla sentenza d’appello e confermata in via definitiva il 4 maggio 2006 dalla VI sezione della Corte di Cassazione.
Poiché il deputato Previti, al mese di luglio 2007, non ha mai presentato le sue dimissioni, è stato riconosciuto compito della Camera deliberare sulla sua deposizione dalla carica di deputato. Il 9 luglio 2007 la giunta per le elezioni della Camera, con il voto contrario dei rappresentanti dell’opposizione, ha approvato la proposta di decadenza, da sottoporre entro 20 giorni al voto dell’aula per la decisione finale.
La proposta di decadenza era in calendario per essere votata il 31 luglio del 2007, ma prima che la votazione avesse inizio, il deputato forzista Elio Vito ha letto una dichiarazione di Previti che annunciava le proprie dimissioni. A questo punto la Camera dei Deputati non ha più votato la decadenza del deputato, ma le sue dimissioni; queste sono state accettate con 462 voti favorevoli, 66 voti contrari e 6 astenuti.

Processo lodo Mondadori
Il 13 luglio 2007, la II sezione penale della Corte di cassazione ha reso definitiva la condanna ad un anno e sei mesi per Cesare Previti, ed altri imputati, comminata in secondo grado. Questa sentenza stabilisce in modo definitivo che la sentenza del 14 gennaio del 1991 con cui la Corte di appello di Roma (relatore ed estensore della sentenza il giudice Vittorio Metta, anche lui condannato) dava la maggioranza della Mondadori a Silvio Berlusconi era frutto di corruzione. La sentenza di appello del processo Mondadori a carico di Previti, confermata dalla Cassazione, dice esplicitamente che il Cavaliere aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè di Silvio Berlusconi. Il denaro adoperato per la corruzione proviene dal conto All Iberian, che, secondo i suoi stessi avvocati, era un conto personale di Berlusconi. Berlusconi, nel processo per il lodo Mondadori era stato prescritto avendo ottenuto le attenuanti generiche, ma il reato era stato costatato, né lo stesso Silvio Berlusconi aveva deciso di rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito. A seguito di questa sentenza l’imprenditore Carlo De Benedetti, a cui la sentenza di Metta portò via la Mondadori, ha annunciato che chiederà il risarcimento di un miliardo di euro.

Altri procedimenti giudiziari
L’11 dicembre 2006 viene stabilita la data di un nuovo processo per calunnia a carico di Previti e di Giacomo Borrione, presidente del Comitato Nazionale per la Giustizia (organismo vicino a Forza Italia in Umbria), che inizierà il 19 Aprile 2007 a Brescia . La vicenda riguarda una querela rivolta dai due presso il tribunale di Brescia contro i magistrati del tribunale di Milano, accusandoli di aver nascosto prove dell’innocenza di Silvio Berlusconi e altri imputati per la vicenda “toghe sporche”. In seguito all’indagine risultata nel proscioglimento dei magistrati, è stata disposta l’apertura di un fascicolo a carico di Previti e Borrione per il reato di calunnia.

Egidio Sterpa (Forza Italia)
Condannato a 6 mesi per tangenti Enimont.

Antonio Tomassini (Forza Italia)
Medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso.

Vincenzo Visco (DS)
Nel 2001 è stato condannato in via definitiva per abusivismo edilizio per via di alcuni ampliamenti illeciti della sua abitazione a Pantelleria, con una pena di 10 giorni di arresto, 20 milioni di lire di ammenda e l’ordine di riduzione in pristino dei luoghi, cioè la demolizione delle opere abusive

Il caso Speciale
Il 22 maggio del 2007 il quotidiano Il Giornale ha pubblicato un articolo nel quale riporta un verbale di interrogatorio in cui il comandante della Guardia di Finanza generale Roberto Speciale afferma di aver subito ripetute pressioni e minacce da parte di Visco per costringerlo a trasferire gli ufficiali che indagavano sulla scalata di Unipol a BNL. Successivamente, altri tre generali della Guardia di Finanza hanno confermato le pressioni anche se il PG di Milano ha dichiarato che non si ravvisano ipotesi di reato nei confronti di Visco. A seguito delle proteste dell’opposizione e di perplessità in ambienti della stessa maggioranza (che rischiavano di sfociare in un voto di sfiducia al Senato), Visco ha rimesso la sua delega (avocata dal ministro delle finanze Padoa Schioppa) relativa alla Guardia di Finanza, in attesa che sia fatta piena luce sulla vicenda. Nel dibattito parlamentare relativo alla questione, svoltosi al Senato il 6 giugno, il ministro Padoa Schioppa, in rappresentanza del governo ha accusato di slealtà il generale Roberto Speciale e ha affermato che gli ufficiali da trasferire non indagavano sulla scalata di Unipol a BNL. In seguito la Procura di Roma ha iscritto Visco nel registro degli indagati per “abuso d’ufficio e minacce”.

Alfredo Vito (Forza Italia)
Condannato in via definitiva a due anni di reclusione per ventidue episodi di corruzione e alla restituzione di 5 miliardi di lire di cui si era indebitamente appropriato.

Rif.: VNTRP20070913002

Pocket

Rif.: VNTRP1D96AAC1