{"id":7,"date":"2007-09-13T10:44:57","date_gmt":"2007-09-13T08:44:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.venturap.org\/?page_id=6"},"modified":"2007-09-13T10:44:57","modified_gmt":"2007-09-13T08:44:57","slug":"politici-condannati","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.venturap.org\/index.php\/politici-condannati\/","title":{"rendered":"Politici Condannati"},"content":{"rendered":"<p>Io sono dell&#8217;idea che i requisiti per diventare un politico debbano essere molto simili a quelli per l&#8217;arruolamento nell&#8217;esercito.<\/p>\n<p>1) Incensurato<br \/>\n2) Niente abuso\/dipendenza di alcol<br \/>\n3) Niente  abuso\/dipendenza di sostanze stupefacienti<\/p>\n<p>Elenco degli attuali politici condannati e relative condanne:<\/p>\n<p><strong>Massimo Maria Berruti <\/strong>(<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\nLaurea in giurisprudenza, \u00e8 stato inizialmente per un periodo capitano della Guardia di Finanza, nel nucleo speciale di polizia valutaria, incarico poi lasciato, dopo il 1985, anno in cui fu arrestato e indagato all&#8217;interno di una storia di tangenti (&#8220;scandalo Icomec&#8221;) ma che alla fine lo vide solo momentaneamente assolto, lavorando prima come commercialista, in seguito come consulente nella Fininvest di Silvio Berlusconi, dove si occup\u00f2 di societ\u00e0 estere e del Milan.<br \/>\nPer il lavoro svolto nel gruppo finanziario nel 1994 sub\u00ec un arresto, relativamente all&#8217;inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza, venne accusato di favoreggiamento, di aver tentato di depistare le indagini, cercando di non far parlare i finanzieri arrestati sul caso riguardante la Fininvest. Dal processo ne usc\u00ec con inflitta una condanna a 10 mesi in primo grado, successivamente ridotta e venendo quindi ad una condanna definitiva di 8 mesi di carcere per favoreggiamento.<\/p>\n<p><strong>Alfredo Biondi<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\nDue mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova, reato contestatogli nel corso delle indagini di Mani Pulite. Il reato \u00e8 stato in seguito depenalizzato il 28 settembre 2001 (durante il secondo governo berlusconi).<\/p>\n<p><strong>Vito Bonsignore<\/strong> (<em>UDC<\/em>)<br \/>\n2 anni definitivi per tentata corruzione dell&#8217;appalto ospedale di Asti<\/p>\n<p><strong>Mario Borghezio<\/strong> (<em>Lega Nord<\/em>)<br \/>\nNel 1993 \u00e8 stato condannato a pagare una multa di 750.000 lire perch\u00e9 responsabile di aver picchiato un bambino marocchino.<br \/>\nIl 19 ottobre 2005 \u00e8 stato condannato in via definitiva a due mesi e venti giorni di reclusione, commutati poi in una multa 3.040 euro, perch\u00e9 responsabile dell&#8217;incendio, aggravato da finalit\u00e0 di discriminazione, appiccato ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte a Torino nel 2000.<br \/>\nTra le sue &#8220;azioni&#8221; anche un&#8217;incursione su un treno fermo in stazione, durante la quale, con il sostegno di alcuni militanti leghisti, ha spruzzato disinfettante sulle poltrone dove erano sedute delle donne extracomunitarie.<br \/>\nDurante un intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al Parlamento Europeo si \u00e8 reso protagonista, insieme ad altri parlamentari della Lega Nord, di una vivace contestazione contro l&#8217;introduzione dell&#8217;euro, (urlando la frase &#8220;Italia, Italia vaffanculo&#8221;) da lui considerata colpevole dello stato di crisi dell&#8217;economia italiana. Per questo motivo \u00e8 stato fatto allontanare dall&#8217;aula.<br \/>\nLa sera del 17 dicembre del 2005 balza alle cronache per un&#8217;aggressione subita in treno sulla tratta Torino-Milano per iniziativa di alcuni no-global e simpatizzanti dei centri sociali; Borghezio e i no-global avevano preso parte a due distinte manifestazione NO-TAV in Val di Susa. I carabinieri avevano sconsigliato in precedenza a Borghezio di salire su quel treno, considerandolo, per lui, poco sicuro.<br \/>\nA febbraio 2006 la situazione si ripete a Livorno, dove Borghezio stava tenendo un comizio organizzato dalla Lega Nord Toscana; fuori dalla sala civica si verifica un attacco congiunto di un centinaio di no-global e di frange estremiste degli ultr\u00e0 livornesi respinto dalla forze dell&#8217;ordine. Un episodio molto simile si \u00e8 verificato anche il 3 marzo successivo a Padova.<br \/>\nIl giorno 11 Settembre 2007 l&#8217;eurodeputato leghista \u00e8 stato fermato dalla polizia prima di una manifestazione contro l&#8217;Islam a Bruxelles. Borghezio racconta di essere stato malmenato, prima di essere fermato insieme a un&#8217;altra ventina di persone. In realt\u00e0 i fermati sono oltre 150, compresi il leghista, il leader e il presidente del partito fiammingo di estrema destra, il Vlaams Belang, Filip Dewinter e Frank Vanhecke. Tutti i fermati sono stati caricati su furgoni con i vetri oscurati e portati al Palazzo di Giustizia. Poco dopo le 18 Borghezio ha lasciato il palazzo di giustizia di Bruxelles. La manifestazione anti-Islam era stata vietata dal comune di Bruxelles, nonostante ci\u00f2 gli organizzatori (riuniti dalla sigla Stop the islamization of Europe) avevano annunciato che l&#8217;avrebbero comunque attuata. Le autorit\u00e0 belghe hanno reagito con ampio utilizzo di forze dell&#8217;ordine, schierando agenti in assetto anti-sommossa e reparti a cavallo. Al contrario i manifestanti erano pochi, ancor meno i giovani, con indosso le magliette del movimento anti-Islam.<\/p>\n<p><strong>Umberto Bossi<\/strong> (<em>Lega Nord<\/em>)<br \/>\nIl 5 gennaio 1994, al processo Enimont Umberto Bossi ha riconosciuto la colpevolezza dell&#8217;amministratore del movimento Alessandro Patelli relativamente ad un finanziamento illecito ricevuto dallo stesso da parte di Carlo Sama della Montedison. Dopo aver restituito integralmente la somma di 200 milioni di lire, raccolti dalla base leghista, e dopo l&#8217;allontanamento dal partito di Patelli, \u00e8 stato condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.<br \/>\nBossi \u00e8 stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in pi\u00f9 occasioni, il 26 luglio e il 14 settembre 1997, pubblicamente offesa usando, nella prima occasione la frase &#8220;Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo&#8221;, nel secondo caso, rivolto ad una signora che esponeva il tricolore, Il tricolore lo metta al cesso, signora, nonch\u00e9 di aver chiosato &#8220;Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che \u00e8 un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore&#8221;. Per la prima affermazione, Bossi \u00e8 stato condannato il 23 maggio 2001 ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena; il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva. Per il secondo evento si \u00e8 ricorso alla Camera, nel gennaio 2002, che non ha concesso l&#8217;autorizzazione a procedere nei confronti di Bossi (allora ministro delle Riforme) per l&#8217;accusa di vilipendio alla bandiera, ma la Consulta ha annullato la delibera di insindacabilit\u00e0 parlamentare, nella sentenza 249 del 28 giugno 2006. All&#8217;inizio del 2006 la pena prevista per il reato di opinione \u00e8 stata modificata, dall&#8217;originaria detentiva (che prevedeva fino a tre anni di reclusione), ad una pecuniaria (multa fino al massimo di 5000 euro). Il procedimento \u00e8 pertanto pendente.<\/p>\n<p><strong>Giampiero Carlo Cantoni<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\nInquisito per corruzione, bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni di carcere e risarcito 800 milioni di lire.<\/p>\n<p><strong>Enzo Carra<\/strong> (<em>Margherita<\/em>)<br \/>\nIl 19 febbraio 1993 viene arrestato durante l&#8217;inchiesta Tangentopoli. Il 4 marzo viene introdotto in aula in catene, verr\u00e0 poi condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi per false dichiarazioni ai pubblici ministeri sulle tangenti Enimont.<\/p>\n<p><strong>Paolo Cirino Pomicino<\/strong> (<em>Democrazia Cristiana &#8211; Nuovo PSI<\/em>)<br \/>\n\u00c8 stato condannato in via definitiva ad un anno e 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont), ha patteggiato una pena di 2 mesi per corruzione per fondi neri Eni.<\/p>\n<p><strong>Marcello De Angelis<\/strong> (<em>Alleanza Nazionale<\/em>)<br \/>\nCondannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come elemento di spicco del gruppo neofascista Terza Posizione.<\/p>\n<p><strong>Sergio D&#8217;Elia<\/strong> (<em>Rosa nel Pugno<\/em>)<br \/>\nIscritto alla Facolt\u00e0 di Scienze Politiche di Firenze, entra in alcune formazioni extraparlamentari: prima in Potere Operaio, quindi in Senza tregua, infine in Prima Linea, l&#8217;organizzazione terroristica di estrema sinistra di cui diventa dirigente.<br \/>\nIl 20 gennaio del 1978 alcuni appartenenti alla sua formazione, durante un tentativo di evasione dal carcere delle Murate di Firenze, uccidono l&#8217;agente Fausto Dionisi. In seguito a ci\u00f2 viene arrestato e condannato in primo grado a 30 anni, per banda armata e concorso morale in omicidio.<br \/>\nLa condanna gli viene inflitta pur non avendo egli partecipato in prima persona al tentativo di evasione e alla sua pianificazione, ma in quanto ritenuto a conoscenza del piano, secondo i dettami delle legislazione anti-terrorismo d&#8217;emergenza.<br \/>\nIn appello si vede ridotta la pena a 25 anni, di cui sconta effettivamente solo 12, grazie alle riduzioni di pena per l\u2019applicazione della legge sulla dissociazione dal terrorismo e di altri benefici di legge.<\/p>\n<p><strong>Marcello Dell&#8217;Utri<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\n<em>False fatture e frode fiscale<\/em><br \/>\nCondannato in via definitiva per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione (patteggiando la pena ed usufruendo dello sconto di pena pari ad un terzo) a Torino<\/p>\n<p><em>Tentata estorsione<\/em><br \/>\n\u00c8 stato condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicit\u00e0 del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui). Il 15 maggio 2007 la terza corte d&#8217;appello di Milano conferma la condanna a due anni.<\/p>\n<p><em>Concorso esterno in associazione mafiosa<\/em><br \/>\n* Le indagini iniziano nel 1994 con le prime rivelazioni che confluiscono nel fascicolo 6031\/94 della Procura di Palermo.<br \/>\n* Il 9 maggio 1997 il gip di Palermo rinvia a giudizio Dell&#8217;Utri, e il processo inizia il 5 novembre dello stesso anno.<br \/>\n* In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell&#8217;Utri a nove anni di reclusione con l&#8217;accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore \u00e8 stato anche condannato a due anni di libert\u00e0 vigilata, oltre all&#8217;interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.<\/p>\n<p><em>Calunnia pluriaggravata<\/em><br \/>\n\u00c8 stato imputato, e successivamente assolto, a Palermo per calunnia aggravata ai danni di alcuni pentiti. Secondo l&#8217;accusa avrebbe organizzato un complotto con dei falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati. Per questa accusa, il gip di Palermo dispose l&#8217;arresto di Dell&#8217;Utri nel 1999, ma il Parlamento lo blocc\u00f2.<br \/>\nIl giudici della quinta sezione di Palermo hanno assolto Marcello Dell&#8217;Utri, \u00abper non avere commesso il fatto\u00bb in base all&#8217;art. 530, secondo comma del codice di procedura penale, dall&#8217;accusa di calunnia aggravata, era stato accusato di aver organizzato una combine con alcuni pentiti, per screditare tre collaboratori di giustizia che lo accusavano nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Era stato condannato in primo grado a 9 anni.<br \/>\nLa Procura aveva chiesto una condanna di 7 anni.<\/p>\n<p><strong>Antonio Del Pennino<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\n\u00c8 stato condannato a:<br \/>\n* 2 mesi e 20 giorni (poi patteggiati) per finanziamento illecito ENIMONT<br \/>\n* 1 anno, 8 mesi e 20 giorni (poi patteggiati) per i finanziamenti illeciti alla metropolitana di Milano.<\/p>\n<p><strong>Gianni De Michelis<\/strong> (<em>Nuovo PSI<\/em>)<br \/>\nCondannato in via definitiva ad 1 anni e 6 mesi patteggiati per corruzione nell&#8217;ambito delle tangenti autostradali del Veneto; 6 mesi patteggiati nell&#8217;ambito dello scandalo Enimont.<\/p>\n<p><strong>Daniele Farina<\/strong> (<em>PRC<\/em>)<br \/>\nCondannato in via definitiva per fabbricazione detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell\u2019autorit\u00e0 ed \u00e8 oggetto, insieme ad altri parlamentari, della campagna Parlamento Pulito.<br \/>\nLa lista completa dei procedimenti giudiziari a suo carico \u00e8 la seguente:<br \/>\n<em>1.<\/em> ottobre 1986 condanna: &#8211; &#8220;Oltraggio &#8211; resistenza &#8211; violenza\u201d e \u201cfabbricazione o detenzione di materie esplodenti\u201d.<br \/>\n<em>2.<\/em> dicembre 1986 condanna e arresto: &#8211; \u201cOltraggio, resistenza e violenza\u201d, accompagnati da \u201creati contro l\u2019ordine pubblico\u201d.<br \/>\n<em>3.<\/em> 8 gennaio 1994: &#8211; \u201cReati contro lo Stato\u201d.<br \/>\n<em>4.<\/em> 19 settembre 1994: &#8211; \u201cPorto abusivo e detenzione armi\u201d.<br \/>\n<em>5.<\/em> 13 dicembre 1994 viene comunicata all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, dalla Digos, un\u2019informazione di reato: &#8211; \u201cDanneggiamento\u201d e \u201creati contro la pubblica amministrazione\u201d.<br \/>\n<em>6.<\/em> 1995 un\u2019altra segnalazione alla magistratura: &#8211; Reati contro l\u2019incolumit\u00e0 pubblica\u201d, \u201clesioni personali\u201d, \u201cblocco stradale\u201d.<br \/>\n<em>7.<\/em> 22 maggio 1995: &#8211; \u201cInosservanza dei provvedimenti dell\u2019autorit\u00e0\u201d.<br \/>\n<em>8.<\/em> 18 novembre 1999, la questura di Milano lo segnala per: &#8211; \u201cStupefacenti &#8211; agevolazione dell\u2019uso di sostanze stupefacenti o psicotrope\u201d, \u201cProduzione e traffico di stupefacenti\u201d.<br \/>\n<em>9.<\/em> 27 gennaio 2006: &#8211; \u201cRifiuto di indicazioni sulla propria identit\u00e0 personale\u201d<\/p>\n<p><strong>Lino Jannuzzi<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\nJannuzzi \u00e8 al centro di un caso nazionale da quando, sul numero del 20 dicembre 2001 (uscito in edicola il 13 dicembre) di Panorama comparve un suo articolo in cui descrisse un presunto complotto ai danni di Silvio Berlusconi. Il 14 dicembre la storia venne ripetuta in un suo articolo sul Giornale[4]. Jannuzzi sosteneva che nella settimana precedente ci fosse stato in un albergo di Lugano un summit segreto fra:<br \/>\n* Ilda Boccassini, PM in un processo a carico di Cesare Previti e Silvio Berlusconi;<br \/>\n* Elena Paciotti, ex presidente dell\u2019Associazione Nazionale Magistrati, all&#8217;epoca parlamentare europeo dei Democratici di sinistra, principale fautrice del mandato di cattura europeo;<br \/>\n* Carla Del Ponte, presidente del Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex-Jugoslavia, che \u00e8 stata a lungo la corrispondente svizzera per le rogatorie del pool di Milano;<br \/>\n* Carlos Castresana, capo della procura anti corruzione di Madrid<br \/>\nL&#8217;incontro, stando alle parole di Jannuzzi, sarebbe stato finalizzato a definire delle strategie per arrestare Berlusconi. Nel numero successivo di Panorama Jannuzzi riconobbe parzialmente le smentite, dicendo che l&#8217;unica smentita attendibile era quella di Castresana ma scrisse che avrebbe dimostrato l&#8217;esistenza dell&#8217;incontro, e che in ogni caso esisteva una lobby antiberlusconiana. Lo stesso direttore Carlo Rossella lo difender\u00e0 in un editoriale affermando che \u00abil problema esiste\u00bb. Mentre Rossella verr\u00e0 condannato a rimborsare 12.000 \u20ac ad Ilda Boccassini, Jannuzzi \u00abeletto senatore, si trincera dietro l&#8217;insindacabilit\u00e0 parlamentare e, non bastandoli questa, si fa nominare membro del Consiglio d&#8217;Europa con relativa immunit\u00e0.\u00bb All&#8217;obbligo di pubblicare la sentenza relativa all&#8217;articolo di Jannuzzi su Panorama, il Cdr del giornale la fa accompagnare dal comunicato:<br \/>\n\u00ab Una sentenza del tribunale di Napoli ha ritenuto diffamatorio nei confronti di Ilda Boccassini un articolo di Lino Jannuzzi del 20-12-2001 in cui si riferiva di un incontro a Lugano fra magistrati e politici per \u00abtrovare il modo di arrestare Berlusconi\u00bb. Ci furono smentite e polemiche. In un editoriale pubblicato il 27-12-2001, Panorama scriveva \u00abJannuzzi annuncia che dimostrer\u00e0 che l&#8217;incontro c&#8217;\u00e8 stato. Se cos\u00ec non sar\u00e0, diciamolo con chiarezza, chiederemo scusa\u00bb. A fronte di questa sentenza i rappresentanti sindacali di Panorama si rammaricano che sulla vicenda il collega Jannuzzi non abbia fatto la promessa chiarezza, lasciando un&#8217;ombra di discredito sul nostro giornale che ha pubblicato il suo articolo. \u00bb<br \/>\nLe persone citate denunciarono immediatamente Jannuzzi, la Mondadori (presieduta da Marina Berlusconi) e la Societ\u00e0 Europea di Edizioni, editrice del Giornale (di propriet\u00e0 di Paolo Berlusconi) per diffamazione.<br \/>\nTutti e tre i processi si sono conclusi con condanne che riconoscevano la falsit\u00e0 delle parole di Jannuzzi.<br \/>\nLa Societ\u00e0 Europea di Edizione \u00e8 stata condannata a risarcimenti di oltre 100.000 euro e alla pubblicazione a proprie spese di smentite non solo sul Giornale stesso ma anche su altri quotidiani nazionali.<br \/>\nLa Mondadori ed il direttore responsabile di Panorama sono stati condannati a risarcimenti di oltre 250.000 euro.<br \/>\nLino Jannuzzi \u00e8 stato condannato in via definitiva a due anni cinque mesi e dieci giorni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa per degli articoli pubblicati su Il Giornale di Napoli negli anni ottanta e novanta.<br \/>\nDi fronte alla prospettiva che un Senatore della Repubblica venisse recluso per un reato di opinione, l&#8217;11 febbraio 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi firm\u00f2 un provvedimento di grazia a favore di Jannuzzi.<\/p>\n<p><strong> Giorgio La Malfa<\/strong> (<em>PRI<\/em>)<br \/>\nNell&#8217;ambito del &#8220;processo Enimont&#8221;, ha subito una condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito.<\/p>\n<p><strong>Roberto Maroni<\/strong> (<em>Lega Nord<\/em>)<br \/>\n\u00c8 stato condannato in via definitiva a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Il reato contestato \u00e8 stato commesso in Milano il 18 settembre 1996 durante una perquisizione disposta dal Procuratore della Repubblica di Verona nei confronti di tale Marchini Corinto, e poi estesa ad un locale ritenuto nella disponibilit\u00e0 del predetto presso la sede federale di Milano della Lega Nord per l&#8217;indipendenza della Padania. Maroni ha riportato ferite cercando di difendere col proprio corpo, assieme ad altri leghisti, i locali dalla perquisizione.<\/p>\n<p><strong>Giovanni Mauro<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\nCondannato per diffamazione aggravata (per ora non ho trovato altri dettagli in merito).<\/p>\n<p><strong>Domenico Nania<\/strong> (<em>Alleanza Nazionale<\/em>)<br \/>\nCondannato in via definitiva per lesioni volontarie personali, per scontri politici negli anni universitari.<\/p>\n<p><strong>Aldo Patriciello<\/strong> (<em>UDC<\/em>)<br \/>\nCondannato per finanziamento illecito.<\/p>\n<p><strong>Cesare Previti<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\n<em>Processo SME<\/em><br \/>\nNel 2000 Previti, candidato per Forza Italia, viene messo sotto inchiesta per la corruzione di giudici del tribunale di Roma nel 1985, per far rigettare i ricorsi giudiziari del gruppo CIR nell&#8217;ambito della vicenda SME, i quali se accolti avrebbero danneggiato la cordata composta da Barilla, Ferrero e Fininvest.<br \/>\nIl 22 novembre 2003, dopo molti rinvii (comunque ininfluenti nel computo della prescrizione), il processo giunge alla sentenza di primo grado, in cui Previti viene condannato a 5 anni di reclusione, a fronte di una richiesta da parte dell&#8217;accusa di 11 anni.<br \/>\nIl 2 dicembre 2005 la Corte d&#8217;Appello di Milano emette la sentenza di secondo grado, riconoscendolo colpevole di corruzione semplice e confermando la condanna di primo grado a 5 anni di reclusione.<br \/>\nInfine, il 30 novembre 2006 la Corte di Cassazione annulla entrambe le precedenti sentenze di merito relative al processo SME emesse dal tribunale di Milano, per incompetenza territoriale, ritenendo la commissione del fatto corruttivo verificatosi in Roma. Viene quindi disposto il trasferimento degli atti al tribunale di Perugia competente a giudicare i reati di competenza ordinaria del tribunale di Roma nei quali siano per\u00f2 coinvolti magistrati della capitale; peraltro, essendo il termine di prescrizione fissato per Aprile 2007 \u00e8 molto probabile che il processo verr\u00e0 dichiarato prescritto.<\/p>\n<p><em>Processo IMI-SIR<\/em><br \/>\nLa sentenza di primo grado, emessa dalla IV sezione penale del Tribunale di Milano il 29 aprile 2003 lo ha riconosciuto colpevole.<br \/>\nIl 4 maggio 2006 la Cassazione esprime il verdetto definitivo, condannando Previti a 6 anni di detenzione per l&#8217;accusa di corruzione nell&#8217;ambito del processo IMI-SIR.<br \/>\nIl giorno successivo, Previti afferma di essersi dimesso dalla carica di parlamentare e si presenta al carcere di Rebibbia, dove viene recluso. Il 10 maggio, dopo soli 5 giorni di carcere, ottiene la detenzione domiciliare, usufruendo della legge ex-Cirielli (detta anche salva-Previti), varata dal governo Berlusconi in carica, secondo la quale non \u00e8 prevista la detenzione negli istituti carcerari per un ultrasettantenne, purch\u00e9 non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza n\u00e9 sia stato mai condannato.<br \/>\nLa sentenza di Cassazione relativa al processo SME, che ha riconosciuto l&#8217;incompetenza territoriale del tribunale di Milano, nasce da presupposti identici a quelli del processo IMI-SIR, che prese origine dallo stesso fascicolo. Dunque tale sentenza potrebbe avere ripercussioni anche sulla vicenda IMI-SIR.<\/p>\n<p><em>Liceit\u00e0 della carica di deputato<\/em><br \/>\nIn base alla sentenza di primo grado del processo IMI-SIR, Previti \u00e8 stato condannato all&#8217;interdizione perpetua dai pubblici uffici[4], pena accessoria lasciata intatta dalla sentenza d&#8217;appello e confermata in via definitiva il 4 maggio 2006 dalla VI sezione della Corte di Cassazione.<br \/>\nPoich\u00e9 il deputato Previti, al mese di luglio 2007, non ha mai presentato le sue dimissioni, \u00e8 stato riconosciuto compito della Camera deliberare sulla sua deposizione dalla carica di deputato. Il 9 luglio 2007 la giunta per le elezioni della Camera, con il voto contrario dei rappresentanti dell&#8217;opposizione, ha approvato la proposta di decadenza, da sottoporre entro 20 giorni al voto dell&#8217;aula per la decisione finale.<br \/>\nLa proposta di decadenza era in calendario per essere votata il 31 luglio del 2007, ma prima che la votazione avesse inizio, il deputato forzista Elio Vito ha letto una dichiarazione di Previti che annunciava le proprie dimissioni. A questo punto la Camera dei Deputati non ha pi\u00f9 votato la decadenza del deputato, ma le sue dimissioni; queste sono state accettate con 462 voti favorevoli, 66 voti contrari e 6 astenuti.<\/p>\n<p><em>Processo lodo Mondadori<\/em><br \/>\nIl 13 luglio 2007, la II sezione penale della Corte di cassazione ha reso definitiva la condanna ad un anno e sei mesi per Cesare Previti, ed altri imputati, comminata in secondo grado. Questa sentenza stabilisce in modo definitivo che la sentenza del 14 gennaio del 1991 con cui la Corte di appello di Roma (relatore ed estensore della sentenza il giudice Vittorio Metta, anche lui condannato) dava la maggioranza della Mondadori a Silvio Berlusconi era frutto di corruzione. La sentenza di appello del processo Mondadori a carico di Previti, confermata dalla Cassazione, dice esplicitamente che il Cavaliere aveva \u201cla piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio\u201d. Del resto, \u201cla retribuzione del giudice corrotto \u00e8 fatta nell\u2019interesse e su incarico del corruttore\u201d, cio\u00e8 di Silvio Berlusconi. Il denaro adoperato per la corruzione proviene dal conto All Iberian, che, secondo i suoi stessi avvocati, era un conto personale di Berlusconi. Berlusconi, nel processo per il lodo Mondadori era stato prescritto avendo ottenuto le attenuanti generiche, ma il reato era stato costatato, n\u00e9 lo stesso Silvio Berlusconi aveva deciso di rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito. A seguito di questa sentenza l&#8217;imprenditore Carlo De Benedetti, a cui la sentenza di Metta port\u00f2 via la Mondadori, ha annunciato che chieder\u00e0 il risarcimento di un miliardo di euro.<\/p>\n<p><em>Altri procedimenti giudiziari<\/em><br \/>\nL&#8217;11 dicembre 2006 viene stabilita la data di un nuovo processo per calunnia a carico di Previti e di Giacomo Borrione, presidente del Comitato Nazionale per la Giustizia (organismo vicino a Forza Italia in Umbria), che inizier\u00e0 il 19 Aprile 2007 a Brescia . La vicenda riguarda una querela rivolta dai due presso il tribunale di Brescia contro i magistrati del tribunale di Milano, accusandoli di aver nascosto prove dell&#8217;innocenza di Silvio Berlusconi e altri imputati per la vicenda &#8220;toghe sporche&#8221;. In seguito all&#8217;indagine risultata nel proscioglimento dei magistrati, \u00e8 stata disposta l&#8217;apertura di un fascicolo a carico di Previti e Borrione per il reato di calunnia.<\/p>\n<p><strong>Egidio Sterpa<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\nCondannato a 6 mesi per tangenti Enimont.<\/p>\n<p><strong>Antonio Tomassini<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\nMedico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso.<\/p>\n<p><strong>Vincenzo Visco<\/strong> (<em>DS<\/em>)<br \/>\nNel 2001 \u00e8 stato condannato in via definitiva per abusivismo edilizio per via di alcuni ampliamenti illeciti della sua abitazione a Pantelleria, con una pena di 10 giorni di arresto, 20 milioni di lire di ammenda e l&#8217;ordine di riduzione in pristino dei luoghi, cio\u00e8 la demolizione delle opere abusive<\/p>\n<p><em>Il caso Speciale<\/em><br \/>\nIl 22 maggio del 2007 il quotidiano Il Giornale ha pubblicato un articolo nel quale riporta un verbale di interrogatorio in cui il comandante della Guardia di Finanza generale Roberto Speciale afferma di aver subito ripetute pressioni e minacce da parte di Visco per costringerlo a trasferire gli ufficiali che indagavano sulla scalata di Unipol a BNL. Successivamente, altri tre generali della Guardia di Finanza hanno confermato le pressioni anche se il PG di Milano ha dichiarato che non si ravvisano ipotesi di reato nei confronti di Visco. A seguito delle proteste dell&#8217;opposizione e di perplessit\u00e0 in ambienti della stessa maggioranza (che rischiavano di sfociare in un voto di sfiducia al Senato), Visco ha rimesso la sua delega (avocata dal ministro delle finanze Padoa Schioppa) relativa alla Guardia di Finanza, in attesa che sia fatta piena luce sulla vicenda. Nel dibattito parlamentare relativo alla questione, svoltosi al Senato il 6 giugno, il ministro Padoa Schioppa, in rappresentanza del governo ha accusato di slealt\u00e0 il generale Roberto Speciale e ha affermato che gli ufficiali da trasferire non indagavano sulla scalata di Unipol a BNL. In seguito la Procura di Roma ha iscritto Visco nel registro degli indagati per &#8220;abuso d&#8217;ufficio e minacce&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Alfredo Vito<\/strong> (<em>Forza Italia<\/em>)<br \/>\nCondannato in via definitiva a due anni di reclusione per ventidue episodi di corruzione e alla restituzione di 5 miliardi di lire di cui si era indebitamente appropriato.<\/p>\n<p>Rif.: VNTRP20070913002<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io sono dell&#8217;idea che i requisiti per diventare un politico<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-7","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.venturap.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.venturap.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.venturap.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.venturap.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.venturap.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.venturap.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.venturap.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}